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L’Io fluido: dare un volto alle nuove identità

I tempi sono maturi per uscire dagli schemi e liberarsi dei preconcetti. Per troppo tempo ci è stato chiesto di spuntare una casella per identificarci come maschio o femmina, ingabbiarci nei confini di una sola razza o etnia, inchiodarci alla nostra età. Negli ultimi anni, abbiamo iniziato a renderci conto con sempre maggiore chiarezza di quanto queste semplificazioni fossero inadeguate, addirittura tiranniche.

Al loro posto, stiamo assistendo a uno spostamento verso identità fluide e auto-definite e a un paradigma di diversità che abbraccia ogni tipo di corpo e di vita. Questa evoluzione si riflette anche nel lavoro dei professionisti del marketing e degli artisti visivi.

 

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I nuovi pronomi e il nuovo mondo del gender

 Una vecchia categoria che per tanti anni è sembrata immutabile, quella del genere, è oggi una delle più fluide. La crescente visibilità della comunità transgender in politica (lo scorso autunno, nove politici apertamente transgender sono stati eletti a cariche pubbliche) e nella cultura popolare è diventata uno dei catalizzatori più potenti del dibattito sull’inadeguatezza delle categorie di “maschile” e “femminile” per definire le nostre esperienze di vita.

Le risposte stanno arrivando da ogni parte della società. Facebook ha aggiunto un’opzione per la personalizzazione del genere. Linguisti e studiosi di grammatica si sono incontrati per discutere di come rendere le lingue più inclusive.

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Nel campo della moda, brand come Vetements, Gucci e Zara stanno sviluppando linee di abbigliamento no-gender non per il gusto della provocazione, ma semplicemente perché la ritengono una scelta consona a un mondo più fluido. Su Vogue, Suzy Menkes spiega come la moda gender-free potrebbe essere l’avanguardia di una rivoluzione di genere: “Forse quando la neutralità di genere sarà diventata una realtà in ogni famiglia, il divario maschio-femmina verrà definitivamente ricucito, almeno nel mondo della moda.”

E forse finiremo per eliminare completamente quelle categorie. Come Julie Mencher, una psicoterapeuta che conduce workshop su tematiche identitarie, ha detto al New York Times: “Penso che oggi tendiamo, i giovani in particolare, a vedere sempre di più il genere non come un dato di fatto, ma come una scelta; non come una distinzione tra maschio e femmina, ma come un punto in un continuum, che non dipende da cosa una persona ha tra le gambe. Molti ritengono addirittura che il genere non esista affatto.”

Rompere gli schemi

Le discussioni sulla fluidità di genere investono anche il tema dell’autenticità, il desiderio di trovare lo spazio, la lingua e lo stile che meglio corrispondono al nostro vissuto e ai nostri corpi reali. Non sorprende, quindi, che anche coloro che si riconoscono nelle tradizionali categorie “uomo” o “donna” stiano ridisegnando i confini della propria identità di genere.

Per alcune donne, la riflessione sul genere comporta la messa in discussione dei diktat della bellezza. Basti pensare a #nomakeup, l’hashtag che promuove la scelta di non truccarsi per i selfie (e che include immagini di Beyoncé, Gwyneth Paltrow e Salma Hayek). Alicia Keys ha abbandonato definitivamente l’uso del makeup per le apparizioni in pubblico. Accantonando i cosmetici, le donne stanno richiamando l’attenzione sulle differenze tra quello che è il loro aspetto nella vita reale e le immagini curate e ritoccate che appaiono sulle riviste di moda e nei feed dei social network.

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Anche tagli e acconciature stanno cambiando. Si pensi, ad esempio, al trend dei capelli a spazzola: “Le donne stanno abbandonando quello stile bohémien con i capelli lunghi e sciolti che è stato di moda così a lungo a favore di un look più azzardato”, ha detto Andrea Donoghue, un hair stylist indipendente basato nell’East Village, al New York Times . “Non apparire carine non le spaventa più.”

I professionisti del marketing, dal loro canto, hanno cominciato a proporre immagini di bellezza femminile più inclusive nelle loro campagne pubblicitarie. I cataloghi di Athleta, ad esempio, presentano modelle diverse per corporatura, colore della pelle ed età. Andrea Mallard, CMO dell’azienda, si è così espressa parlando con Racked: “Tutto quello che devi fare, in realtà, è celebrare le donne autentiche, e farlo in modo che non sembri un gesto politico di chissà quale portata. Perché a ogni persona è consentito essere considerata bella, interessante e forte anche se ha superato i 40 anni.”

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Quest’ondata di cambiamento sta investendo anche il mondo maschile. Un numero crescente di uomini ha abbracciato il body-positive movement e ha iniziato a parlare delle pressioni che subisce per conformarsi a un certo ideale fisico e dell’insicurezza che prova quando quell’ideale è irraggiungibile. Marchi come booHooMan declinano la moda maschile in taglie più grandi.

E se le donne stanno pensando a una vita senza cosmetici, alcuni uomini stanno andando nella direzione opposta. Il mercato della cosmesi maschile è in crescita per rispondere alla richiesta di prodotti che un tempo erano considerati tabù. Aziende come MR PORTER si rivolgono a questo mercato in espansione e, secondo il direttore di L’Oreal per il Regno Unito, nel giro di cinque anni potremo vedere i primi reparti di cosmetici da uomo nei centri commerciali.

Evolvere identità fluide nelle immagini stock

Nel mondo delle arti visive, vecchi stereotipi hanno spesso portato alla cancellazione di intere categorie di persone, soprattutto quelle che, per colore della pelle, struttura fisica, genere o abilità non rientravano negli schemi prescritti. È dunque arrivato il momento che le immagini stock facciano un salto di qualità.

La fotografa Sophie Klafter, il cui lavoro si concentra spesso su persone diversamente abili, spiega così il viaggio che ci aspetta: “Credo che ci sia molto lavoro da fare per rendere le immagini di persone con background diversi più inclusive, e inclusive in modi ai quali forse generalmente non pensiamo. Ad esempio, le modelle plus size e con la pelle di diverso colore cominciano a essere rappresentate, ma le persone con differenze fisiche e disabilità vengono incluse solo raramente nelle immagini, anche se rappresentano circa il 20% della popolazione degli Stati Uniti.”

Sophie ha descritto una delle sue immagini preferite. Non si tratta solo di differenze, è anche un momento che unisce le persone. “È seduto sul bordo del trampolino con le gambe penzoloni e le mani poggiate in grembo, con i palmi rivolti verso l’alto. I suoi occhi sono chiusi e la sua testa è inclinata verso il cielo con il sole che si riflette su di lui. I colori dei suoi costumi sottolineano i colori dell’acqua e la sua espressione ricorda qualcosa che abbiamo sentito di tanto in tanto. È un bel momento di serenità, gioia e di vita.”

Image source: http://sophieklafter.com/

Una delle sfide più ardue per la fotografia stock è quella di catturare la diversità dell’esperienza umana in una singola immagine statica. “Per superare quell’ostacolo”, suggerisce Sophie, “la chiave è l’autenticità; non è edulcorata e non è perfetta, e non significa semplicemente ricercare un rapporto perfetto tra minoranze e non minoranze in un’inquadratura. Le immagini meglio riuscite sono genuine e favoriscono l’identificazione; entrano facilmente in sintonia con le esperienze quotidiane di un’ampia varietà di persone.”

Image source: http://sophieklafter.com/

Altre identità fluide

Per altre immagini che abbracciano una gamma ampia e fluida di identità, visita la nostra galleria dedicata su Adobe Stock e seguici a marzo e aprile: parleremo con artisti che, con le loro opere, ci aiuteranno a riflettere su cosa significhi essere una persona e non una categoria.

L’immagine in alto è di Hilde Atalanta

Adobe Italia, Adobe Stock, Visual Trends 2018

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