Creative Connection

Intervista al Digital Artist Fabio Timpanaro

Eccoci con la terza e penultima intervista con i magnifici 4 che hanno partecipato come relatori al Meetup Adobe del 30 giugno a Milano.

Oggi siamo lieti di ospitare Fabio Timpanaro, siciliano ma romano di adozione, digital artist, Creative Retoucher, Photoshop Instructor e fondatore dello studio Storm.
Fabio a te la parola!

Per cominciare, dicci di te, chi sei, come hai iniziato in questo settore?

 Mi chiamo Fabio Timpanaro e sono un Digital Artist. Lavoro in questo settore da circa 18 anni e di recente ho fondato assieme al fotografo Eolo Perfido, Leica Ambassador e molto altro, Storm, uno studio specializzato in Creative Retouching e CGI caratterizzato da un approccio alla materia e da una ricerca stilistica di stampo europeo, sopratutto sul piano della proposta e della creatività.

Ho avuto sin da bambino una grande passione per l’arte e il disegno tradizionale così, quando dopo il liceo ho dovuto scegliere che tipo di percorso di studi intraprendere, mi è sembrato naturale assecondare questa mia “vocazione” iscrivendomi prima al DAMS indirizzo arte e poi frequentando dei corsi di comunicazione visiva e progettazione grafica ancora più specializzati, rispettivamente a Milano e a Roma. La scoperta di Photoshop è stata del tutto casuale e fortuita: aveva bisogno di ridimensionare e stampare una mia illustrazione e un amico mi suggerì di utilizzare questo software (per me) sconosciuto: era il 1998 e Photoshop era “ancora” alla versione 5.5. Fu amore a prima vista e per circa un anno non feci altro che smanettarci sopra anche perché, diversamente da quello che avviene oggi, trovare dei tutorial o dei siti di e-learning era quasi impossibile e l’unico appiglio erano dei libroni costosissimi e dalla prosa macchinosa. A breve giunsero anche i primi lavori, pubblicati su un sito di nome Neon Trinity Kill e le prime commissioni, prevalentemente copertine e artwork per gruppi musicali rock ed heavy metal; poi le case discografiche e, piano piano, tutto il resto. Oltre a Storm mi occupo di formazione e workshop sul digital imaging ed il compositing.

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Da che cosa trai ispirazione quando realizzi i tuoi lavori? Quanta attenzione dedichi alle nuove tendenze?

 Credo fortemente nel brainstorming: nella progettazione non c’è creatività senza conoscenza e quindi prima di qualsiasi passaggio esecutivo o di produzione mi dedico ad un’intensa attività di ricerca e comprensione: cerco di approfondire gli argomenti che verranno trattati o rappresentati carpendo quante più informazioni possibili, informazioni che potrebbero essere utili, dopo un adeguato processo di sintesi, alla trasposizione visiva e simbolica del progetto iniziale. Questo è il mio approccio “tradizionale” anche se spesso succede esattamente il contrario e magari si vieni colti da epifanie di creatività inaspettata che ti portano a creare qualcosa che non è stato previsto ne pensato.

Anche le fonti di ispirazione sono molto importanti, la natura prima di tutto: Il compositing e il matte-painting sono basati proprio sull’osservazione a la riproduzione delle forme e delle dinamiche di ciò che ci circonda. Conoscere bene l’arte, il design e in generale avere una buona cultura di base aiuta inoltre a trovare spesso la giusta soluzione creativa. Ho un’affezione particolare per la pittura “tradizionale”: Salvador Dalì, Zdzislaw Beksinski, Adolf Hirémy-Hirschl, Herbert James Draper, Hieronymus Bosch, Marc Fishman, Briton Rivière, Bruegel sono alcuni degli artisti che maggiormente mi hanno formato, come del resto i contemporanei Agostino Arrivabene o Nicola Samorì. Parlando di artisti digitali invece mi piace davvero molto il lavoro di Peter Mohrbacher e il suo Angelarium.

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Al contrario, ho un rapporto piuttosto controverso con i trend e le mode: accolgo con entusiasmo quelli relativi alle innovazioni tecnologiche mentre ignoro quasi totalmente quelli stilistici ed estetici che non solo hanno una durata molto limitata nel tempo ma hanno anche l’effetto di appiattire la locuzione comunicativa: il creativo, per definizione, dovrebbe essere tale, mi sfugge pertanto la volontà di uniformarsi ad un singolo canone visivo, per giunta inflazionato, solo perché definito da una cerchia di persone “lo stile del 2016” e così via. E’ qualcosa in cui non mi riconosco e, con una certa parsimonia, invito sempre i miei studenti ad avere un approccio critico e costruttivo alla questione.

Come definiresti il tuo stile:

Nel corso degli anni ho imparato a fare una distinzione netta e marcata tra quelli che sono i miei progetti personali e l’attività professionale e, di conseguenza, le richieste e le necessità del cliente: nel primo caso, anche per una questione di formazione visiva e culturale, mi sento molto vicino a tutto l’immaginario sci-fi, cyberpunk, fantasy, gotico e orrorifico, mentre nel secondo caso ho uno stile molto pulito e minimale, con un occhio per la composizione e la scelta tipografica, che è un’altra mia grande passione.

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Quali sono i tuoi strumenti insostituibili del mestiere?

Personalmente non potrei mai fare a meno di carta e matita che tuttora rimangono i miei strumenti preferiti, a volte mi piace anche pastrocchiare con tecniche pittoriche analogiche e mescolare il tutto.  Andando poi sui tool di lavoro veri e propri nel mio workflow è Photoshop a svolgere la parte del leone, affiancato all’occorrenza da qualche software complementare come Adobe Lightroom, InDesign, Illustrator o software 3D come Cinema 4D, Blender e Z-Brush che sto attualmente studiando e approfondendo. Parlando invece di hardware direi il mio fedele MacBook Pro, la mia Nikon D700 e la Wacom IntousPro rigorosamente small per poter entrare comodamente in ogni borsa e zaino: spesso le esigenze di lavoro e gli spostamenti ti costringono ad assemblare uno studio portatile che ti consente di essere sempre operativo in qualsiasi luogo. Last but not least, se mi consentite, non riuscirei mai a lavorare con la giusta serenità senza la mia pipa, una buona scorta di caffè nero e della buona musica.

Che equipaggiamento grafico e software consiglieresti a chi inizia?

 Per quanto riguarda i consigli… Il mondo della comunicazione è ormai piuttosto variegato e le figure professionali che si sono affermate sono spesso diverse tra loro, mi limito pertanto a parlare ai graphic designer e i creative retoucher: non vorrei essere retorico ma lo “strumento” più importante è la testa: servono buone idee, spunti creativi competitivi, tanta curiosità e passione nel fare le cose. Se poi vogliamo anche essere pragmatici, sul lato software Adobe Creative Cloud vi mette a disposizione tutto il necessario mentre sul piano hardware cercate per quanto possibile di lavorare con computer mediamente performanti con una buona RAM (eviterete di perdere tempo in attese inutili), dotatevi di una reflex digitale (non è necessario comprare subito l’ultimo modello, sono le focali e il sapiente utilizzo della luce a fare la differenza) e studiate un po’ di fotografia ma sopratutto mai senza tavoletta grafica, abituatevi sin da subito.

Se poi siete sul serio alle prime armi approfittatene per studiare in parallelo Photoshop e almeno un software 3D. Per il resto buona fortuna!

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Grazie Fabio!

Per chi vuole scoprire di più sui suoi lavori, ecco il suo profilo Behance.

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